festa della mamma

Festa della mamma. Auguri e riflessioni

La Festa della Mamma ci porta, quest’anno, ad aggiungere alcune riflessioni ai classici auguri.
In Italia si festeggia la seconda domenica di maggio e quest’anno cade l’8 maggio.
Per prima cosa facciamo tanti auguri a tutte le mamme, tanti tanti a tutte tutte.
Oltre a noi in Italia festeggiano la mamma in questa data in un altro centinaio di nazioni nel mondo.
In realtà sono oltre 30 le date diverse in cui da qualche parte si è dedicato un giorno di festa alla figura materna.
I norvegesi ad esempio la festeggiano a febbraio mentre in Indonesia lo si fa in dicembre.
La Festa della Mamma venne istituita in Italia ufficialmente a fine anni ’50, l’idea partì dal Sindaco di Bordighera per lo sviluppo della locale attività fieristica legata al commercio dei fiori e venne poi raccolta dagli ambienti politici e tramutata in evento nazionale.

festa della mamma vintage
Tornando alle varie date del festeggiamento nel mondo, l’attenzione cade sul fatto che nella nostra stessa data festeggiano la mamma anche in Ucraina.
In Russia invece sarà in Novembre. Peccato.
Peccato perché in entrambe queste nazioni tante, troppe mamme non hanno nulla da festeggiare in questi giorni.
Molti figli e anche figlie stanno combattendo, per difendersi o per attaccare il dolore non cambia per una madre.
Così quest’anno proviamo ad essere meno banali di come vorrebbe la tradizione che, giustamente, ci riporta ad un giorno di regali e di sorrisi.
Oggi preferiamo ricordare il valore dell’amore che ogni mamma nutre per i suoi figli e come questo amore debba sempre essere protetto dal dolore della perdita.
Dedichiamo a tutti questa bella e commovente poesia di Gianno Rodari: “La madre del partigiano“:
Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

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25 aprile liberazione

25 aprile Festa della Liberazione

Come ogni anno il 25 aprile ricorre la Festa della Liberazione, ma diversamente da ogni altro anniversario, nel 2022 è concomitante ad un terribile ed assurdo conflitto bellico in corso sul suolo europeo.
La barbarie in corso seguita all’invasione del suolo ucraino da parte dell’esercito russo, iniziata il 24 febbraio, riporta tragicamente alla memoria lo orribili sofferenze patite dalla popolazione italiana nella seconda guerra mondiale.
Sono purtroppo molte le più tristi similitudini fra ciò che accadde in terra riminese e ciò che sta accadendo in queste settimane nelle martoriate città dell’Ucraina.
Particolarmente terribile fu quello che i nostri anziani chiamavano “il passaggio del fronte” cioè il periodo di incessanti bombardamenti e rappresaglie che avvenivano la cosiddetta Linea Gotica.
Linea Gotica
Proprio Rimini fu la più bombardata fra le città italiane di grande dimensione, quasi completamente rasa al suolo.
E proprio sulla costa da Bellaria a Cattolica, gli abitanti resi schiavi dai tedeschi furono costretti ad ereggere fortificazioni per la difesa dagli attacchi alleati provenienti dal mare.
Lungo le spiagge che oggi rappresentano la meta principale dei vacanzieri estivi, c’erano solo torrette armate e campi minati.
Il 25 aprile di ogni anno festeggiamo la ricorrenza della Liberazione del nostro Paese nel 1945 dalla dominazione nazi-fascista.
Una liberazione che pur in modo imperfetto nei decenni successivi ci ha garantito, in alleanza con le altre nazioni governate secondo costituzioni democratiche, pace e crescita sociale ed economica.
Se guardiamo anche solo per un attimo alcune delle fotografie storiche di ciò che fu la guerra nella piccola Bellaria, non ancora unita ad Igea Marina, vediamo lo stesso orrore di oggi.
Fra tutte suggeriamo le immagini di Truppe sull’Uso
Per non dimenticare cosa è stato per i nostri anziani e per impegnarci tutti a contribuire che non accada mai più.
spiaggia minata a Bellaria nella seconda guerra mondiale

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Tonino Guerra inaugurazione Antiquariato a Pennabilli 2012

Tonino Guerra grande poeta romagnolo

Tonino Guerra poeta e artista della Romagna

Oggi ricorre il decimo anniversario dalla scomparsa di Tonino Guerra, il grande poeta e sceneggiatore romagnolo che ha firmato capolavori indimenticabili.
Raccontare Tonino Guerra nella spazio di un post è impossibile.
Nella sua vita il nostro artista ha prodotto una moltitudine di opere in quasi ogni campo dell'arte e dell'espressività.
Dalla poesia al cinema, dalla pittura alla scultura, Tonino Guerra dedicò quasi interamente la sua vita al racconto d'amore per le sue radici ed i suoi ideali.
Convinto e tenace antifascista si oppose fieramente alla dittatura mussoliniana e persino in carcere riuscì a donare la sua arte come un vessillo di speranza e libertà.
Tonino Guerra morì all'età di 92 anni il 21 marzo del 2012 a Santarcangelo di Romagna, la città dove era nato il 16 marzo 1920.
Il poeta ha amato profondamente la sua piccola città e questa gli ha ricambiato con convinzione il legame e lo ha adottato fra i suoi più illustri cittadini.
Tonino Guerra lavorò anche a sceneggiature cinematografiche che hanno fatto la storia del cinema italiano.
Ha lavorato con i più grandi registi italiani: Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, i fratelli Taviani solo per citarne alcuni.
Con Fellini vinse il premio Oscar nel 1975 per il capolavoro autobiografico Amarcord ("mi ricordo"), la splendida rappresentazione di Rimini e della Romagna nei ricordi di giovinezza di Fellini.
Guerra visse il dramma della seconda guerra mondiale e fu anche fra i prigionieri deportati in Germania.
Trascorse una parte della sua vita in Russia di cui era molto innamorato.

La nostra intervista a Tonino Guerra a Pennabilli

Visse a lungo a Roma e ormai anziano tornò in Romagna, nella Valmarecchia.
Qui risiedette per diversi anni nell'incantevole comune di Pennabilli in cui ancora oggi ammiriamo molte sue splendide installazioni artistiche, i cosiddetti Luoghi dell'Anima, primo fra tutti l'Orto dei frutti dimenticati.
Tonino Guerra fu grande ammiratore di un altro grande poeta e scrittore della Romagna, Olindo Guerrini.
Le opere letterarie di Guerra sono scritte in parte in italiano, ma soprattutto in romagnolo o in doppia lingua.
Per chi non lo sapesse il romagnolo è una vera e propria lingua e non un semplice dialetto.
Non aggiungiamo altro su Tonino Guerra, vale la penna cercare e scoprire autonomamente la sua vasta produzione artistica e letteraria.
Ma soprattutto vale la pena visitare i suoi luoghi, tutto sommato a pochi passi dalle sabbie dorate delle vacanze estive.
Per toccare con mano ciò che ci ha lasciato, per vivere una emozione profonda condividendo i suoi luoghi dell'anima.

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fogheraccia di San Giuseppe tradizione di Romagna

la fogheraccia una tradizione di Romagna

la fogheraccia una tradizione di Romagna

Ogni anno la sera del 18 marzo si ripete una tradizione di Romagna, è la fogheraccia.
Si tratta dell’accensione di falò di legna, un rito la cui origine pagana risale alla notte dei tempi.
La fogheraccia, altrimenti detta anche focheraccia o focarina è la parola italianizzata che deriva dalla parola dialettale “fug” che significa fuoco.
Nella zona riminese il termine dialettale è “fugàraza” e così veniva ancora comunemente indicato questo rito del fuoco fino a pochi decenni fa.
Riguardo a questa tradizione tipica della Romagna è stato scritto molto e ne troviamo traccia anche in diverse rappresentazioni cinematografiche.
La pellicola sicuramente più famosa è Amarcord che nel 1975 valse l’Oscar quale miglior film in lingua straniera al grande regista romagnolo Federico Fellini.
La sceneggiatura di Amarcord fu scritta da Fellini insieme al grande poeta romagnolo Tonino Guerra, scomparso il 21 marzo del 2012.
Allo straordinario artista di Pennabilli dedicheremo un post particolare proprio in occasione del decennale dalla sua scomparsa.
La tradizione della fogheraccia nasce nell’antichità come rituale pagano benaugurante per l’arrivo della primavera che prevale sul lungo inverno.
Con l’avvento del cristianesimo il rito del falò viene dedicato a San Giuseppe.

La raccolta del legno adatto alla fogheraccia

Nell’ultimo secolo il suo carattere propiziatorio viene rappresentato in particolare utilizzando per il fuoco anche vecchio mobilio e vecchi utensili di legno, oltre alla legna secca proveniente dalle prime sistemazioni e potature in campagna.

il legno accatastato sulla spiaggia, a poche ore dall'accensione della fogheraccia
Oggi le precauzioni e soprattutto gli obblighi di sicurezza vietano l’accensione indiscriminata delle fogheraccie, ma fino a pochi anni fa si poteva assistere anche ad una sorta di competizione fra quartieri o addirittura di vie a chi realizzava il fuoco più grande e duraturo.
Un ricordo infantile ancora molto vivo in chi scrive è l’emozionalità che accompagnava la settimana antecedente l’accensione della fogheraccia.
Era un misto di tensione e di rivalità con le altre fogheraccie della zona, ci si organizzava in piccoli gruppi che avevano il compito di sorvegliare nottetempo la propria catasta di legna affinchè gli “avversari” non venissero ad accenderla dolosamente.
In questa competizione per la fogheraccia più imponente erano impegnati proprio tutti, sia ragazzi che adulti.

Fogheraccia tradizione della gente di Romagna

Prima che gli intrattenimenti televisivi prendessero il sopravvento sulle relazioni interpersonali dirette, erano proprio momenti di tradizione come questi a segnare i rapporti sociali.
Attorno a quei fuochi crepitanti le famiglie si riunivano, si incontravano, si comunicavano.
Spesso nascevano anche relazioni, probabilmente in conseguenza della emozionalità condivisa fra tutti e di quel magico gioco di luce ed ombre, di caldo potente che solo un grande fuoco ti può donare.

Restano comunque le fogheraccie ufficiali, quelle autorizzate dai comuni con apposite ordinanze e presidiate dai Vigili del Fuoco e dai volontari.
Una lista abbastanza attendibile dei punti di accensione e delle date di svolgimento la si può ritrovare in questa pagina.
Si, perchè per una serie di motivazioni che non stiamo qui a vagliare, in certi luoghi della riviera e dell’entroterra la fogheraccia negli ultimi anni la si accende in data diversa dalla tradizionale serata del 18 marzo.
Oggi la tradizione della fogheraccia di San Giuseppe sembra essere un rito forzato, il frutto di una azione di marketing. Ma vale ancora la pena esserci, ritrovarsi vicini gli uni agli altri, sentire le voci dei ragazzini che giocano a debita distanza dal fuoco, vedere gli adulti parlarsi e per un attimo sentirsi tutti simili nel bisogno di un domani più fortunato, più libero dalle difficoltà quotidiane.

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i passatelli in brodo di cappone sono una grande tradizione gastronomica della Romagna

Passatelli in brodo tradizione di Romagna

i passatelli in brodo la vera tradizione della Romagna

I passatelli sono la vera tradizione della Romagna, quelli serviti in brodo di cappone o di pollo.
Gli ingredienti di base lo rendono uno piatto di gusto straordinario, ma tutto sommato anche anche semplice.
Per farli servono soltanto: pangrattato, uova e parmigiano. E' emozionante ricordare la ricetta del mitico Artusi.
L'aroma particolare viene poi dato da un pizzico di pepe, un poco di noce moscata e della scorza di limone.

Gli ingredienti tradizionali dei passatelli

pangrattato, parmigiano, uova, scorza di limone e noce moscata sono gli ingredienti ufficiali dei passatelli
L'origine dei passatelli in brodo risale alla più schietta ed antica tradizione contadina della Romagna.
Anticamente la preparazione dei passatelli aveva lo scopo di utilizzare quel poco che avanzava dalla povera tavola quotidiana: pane raffermo e formaggio indurito.
A questi poi si univano le uova ed il midollo delle ossa di bue, per dare corpo e sapore.
Come poi accade alle cose genuinamente buone, è avvenuta nel tempo una evoluzione raffinata dell'antica ricetta tradizionale.
Il passaggio al pane bianco ed al parmigiano segnarono il punto di svolta che rese i passatelli una scelta raffinata.
Questi due ingredienti fondamentali, per tradizione andavano utilizzati in uguale quantità.
E' comunque noto che in realtà nelle case dei "signori", i ricchi, era abitudine utilizzare un quantitativo di parmigiano ben più abbondante rispetto al pangrattato.

Un impasto a regola d'arte è il segreto dei passatelli

lavorazione a mano dell'impasto dei passatelli
Nella ricetta della tradizione di Romagna la preparazione dei passatelli in brodo parte dall'impasto che si ottiene amalgamando per bene gli ingredienti.
L'impasto risultante deve avere una precisa consistenza per essere schiacciabile con il "ferro".
Il ferro è un utensile di forma cilindrica dotato di uno stantuffo a mano sul lato superiore e di fori piuttosto grandi sul lato inferiore.
Quando viene schiacciato dallo stantuffo, l'impasto fuoriesce dai fori sotto forma di cilindretti piuttosto rugosi.
l'impasto viene messo nel ferro da cui pressato esce sotto forma di morbidi spaghettoni
La giusta consistenza dell'impasto è uno dei segreti che contraddistingue l'abilità della mano di chi prepara i passatelli.
Una compattezza eccessiva renderebbe impossibile la fuoriuscita dei passatelli dai fori, viceversa una scarsa consistenza farebbe sfaldare il passatello durante la cottura.
Questi spaghettoni di impasto che escono dal ferro devono poi essere tagliati ad una lunghezza tra i 5 e i 10 cm e messi a cuocere in un buon brodo di carne, tradizionalmente di cappone.
La cottura dura solo qualche minuto, il passatello è un prodotto freschissimo.
Curiosità: il nome passatelli deriva proprio dal fatto che prendono forma dopo essere "passati" dai fori del ferro.

Le diverse varianti dei tradizionali passatelli serviti in brodo di cappone

il taglio irregolare conferisce ai passatelli una caratteristica originale ad ogni preparazione
I passatelli cotti e serviti in brodo di cappone sono la grande tradizione della Romagna.
Per completezza diciamo che esistono anche delle varianti, frutto della creatività e delle fantasie locali.
Ad esempio possono essere serviti anche asciutti e conditi con sughi di verdura oppure di carne o di pesce.
In alcune zone caratteristiche si possono persino trovare interessanti variazioni con condimenti a base di tartufo.
Ma non c'è dubbio: la tradizione romagnola originale è quella dei passatelli serviti in un fumante e gustoso brodo di cappone.

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8 marzo 2022

festa della donna 8 marzo 2022

festa della donna 8 marzo 2022

Quest'anno la data in cui la maggior parte del mondo civile si ricorda di festeggiare le donne cade in un momento davvero terribile, in particolare per le donne.
L'8 marzo 2022 lo ricorderemo come un giorno di fuga, di dolore, di incertezza per milioni di donne in Europa e nel resto del mondo.

Le donne in fuga e quelle obbligate al silenzio

Sono centinaia di migliaia le donne che scappano dai bombardamenti abbracciando e portando con se il bene più prezioso, i figli, e poco altro.
Moltissime anche le madri e le mogli dei soldati di cui nessuno parla, da entrambe le parti.
Poi le nostre donne più anziane che mentre guardano la tv si commuovono e ricordano con sgomento la tragedia vissuta tanti anni fa.
Fuori dai riflettori dei mezzi di comunicazione poi ci sono le donne dimenticate nei Paesi tornati nelle mani di uomini-padroni, donne che devono persino dimenticare di saper leggere per non essere emarginate con violenza ed ignoranza nel pretesto di una ossessione religiosa.

Il coraggio è in tutte le donne

La festa della donna quest'anno è di sofferenza per tante donne, ma è anche colmo di tutto il coraggio che ogni donna sa di avere per affrontare ogni giorno un mondo che per loro è sempre un po' più in salita.
Anche nella cosiddetta società avanzata siamo lontani da una vera giustizia di genere, di cui fin troppo si parla rispetto ai passi avanti che si potrebbero fare.
E' difficile oggi scrivere della ricorrenza in cui si festeggiano le donne senza rischiare di cadere nella banalità o nella inutilità di frasi fatte o di circostanza.
Per dimenticanza o per colpevole ignoranza si evita di allargare il discorso al variopinto universo che occupa lo spazio intermedio fra uomo e donna.
Chi non sa, non può o non vuole rispondere non si pone domande.

Ogni giorno sia un giorno per le donne

Però non è una banalità ricordare agli uomini che se il mondo fosse guidato dalle donne le guerre sicuramente non esisterebbero.
Ogni tipo di donna conosce meglio di un uomo il significato prezioso della vita e se potesse scegliere non accetterebbe mai di rinunciare al battito di un cuore per ascoltare il colpo di un fucile.
Questo articolo sta per terminare così come la festa della donna di oggi 8 marzo 2022 sarà alcune ore un altro giorno, un giorno come gli altri.
Oggi possiamo regalare mimose, abbracci e cioccolatini alle nostre donne, ma la cosa più bella che dovremmo fare veramente è ascoltarle, per imparare da loro, per imparare la vita.
Solo così, crediamo, ogni giorno sarà ancora il giorno dedicato alla donna.

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